Letture: Scavando nel lato oscuro del Ticino
Sunto: “Un Gigolo in doppiopetto” è un reportage narrativo che ripercorre la storia vera di un gigolo ticinese. Un giovane ambizioso ingaggiato da un’agenzia di accompagnatori di Lugano per vendere il suo corpo a donne della Milano bene, ma non solo. Una confessione a presa diretta raccontata in prima persona dal protagonista, che si è trovato a vivere due anni di degrado di sé, attraverso un viaggio nel miraggio di valori distorti, della bella vita, dei soldi facili, ma anche di prostituzione e droga.
Commento: Manuela Mazzi ha scritto un libro all’americana ambientato in Ticino. I fitti dialoghi e le immagini concrete e forti de “Un gigolo in doppiopetto” sembrano uscire (sempre con le dovute proporzioni) dalla penna di Elmor Leonard o dalla fantasia erotica di Henry Miller. Ma la scrittrice ci mette anche una vena morale molto forte. Non c’è capitolo senza che il protagonista cerchi di analizzare il suo comportamento e cerchi di capire il perché è finito nel giro della prostituzione. Certo, la noia e la routine quotidiana possono spiegare questa caduta agli inferi, ma forse c’è dell’altro. Forse il libro di Manuela Mazzi può essere inteso come un’allegoria a quella perdita di valori che la società intera sta vivendo. Nulla di nuovo, si potrebbe dire. È vero, ma se accanto alla critica, c’è una presa di coscienza della situazione in cui è finito (e quindi di riflesso dell’intero momento storico in cui viviamo) e c’è soprattutto un forte rigetto della stessa con un appello a riprendersi interamente e con vigore quei valori che sembrano essersi persi, allora la critica cambia e il reportage narrativo si rinvigorisce. Soprattutto in anni in cui relativismo e nichilismo sembrano sotterrare sotto palate d’indifferenza battaglie morali ed etiche.
Come detto è un romanzo all’americana (per lo stile cinematografico, per la concretezza delle scene e come detto anche per il pragmatismo legato alla ripresa di valori morali ora sopiti), ma è pure ambientato in Ticino. Una realtà che troppo spesso, e a torto, è vista come un’oasi felice. Ovviamente non siamo allo Zen di Palermo o a Scampia, ma nel suo piccolo e nell’ombra di decine di feste dedicate alle camelie, in Ticino è ben radicato un giro di prostituzione femminile ma anche maschile non indifferente.
Un libro ritmato quasi come un racconto di Leonard ed erotico quasi come un romanzo di Miller. Con quella vena etica e anche po’ rivoluzionaria che se nessuno ci sente potremmo anche accostare (sempre con le dovute proporzioni) al “Che”. Insomma destra e sinistra, per una volta assieme, a promuovere un romanzo di una brava narratrice che tra l’altro ha voluto provare a stamparselo da sola accollandosi tutte le spese. Perciò forza. Tutti in libreria o su internet a comperare “Un gigolo in doppio petto”.
(N.M.)