Manuela Mazzi

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Nel romanzo di Manuela Mazzi il racconto
dei bambini di strada di Kathmandu

Un giallo che si tinge di rosa

Un caffè per scoprire tutti i segreti del Nepal

 

PERUGIA – Il Nepal è un luogo magico, unico. Ma quando si pensa a questo paese asiatico la prima cosa che viene in mente è la purezza ascetica dei monaci, la loro spiritualità. Un posto in cui, in un’epoca non troppo lontana, si andava per ritrovare se stessi. Tuttavia il Nepal non è questo, o meglio, non solo questo.

Lo ha capito perfettamente Manuela Mazzi, giovane scrittrice e giornalista ticinese che con il suo romanzo, «Un caffè a Kathmandu», ha saputo raccontare il mistero e il fascino di questa terra dai mille e mille volti. Ma soprattutto ha saputo spostare l’attenzione su uno dei principali problemi di questa realtà sconosciuta ai più: quello della povertà e della misera sorte dei tanti bambini di strada. Sono loro i veri protagonisti della storia raccontata da Manuela Mazzi. Quei piccoli volti, da «uomini in miniatura», sporchi, provati dalle fatiche della vita. Loro che con la forza d’animo di piccole creature cresciute troppo in fretta, sono costretti a subire ogni tipo di angheria da parte degli adulti. Si drogano, vengono costretti ai lavori peggiori, come quello di spaccare pietre, in alcuni casi vengono avviati alla prostituzione e venduti come piccoli schiavi da occidentali senza scrupoli.

È su questo sfondo che si stagliano tre figure: Michela, fotografa svizzera, Carlos, operatore spagnolo e Franck, giornalista italo-inglese, tutti inNepal per portare a termine un reportage sulla difficile condizione e lo sfruttamento dei bambini.

La trama si snoda attraverso le giornate lavorative di questo gruppo eterogeneo di persone ed è narrato in prima persona da Michela. Ma qualcuno nasconde un segreto, una terribile verità. Un qualcosa che sfugge al primo sguardo. Chi sarà di loro a mentire? Il bello e tenebroso Carlos, oppure Franck, il viaggiatore esperto, l’uomo di mondo, che affronta la vita e i rapporti con gli altri all’insegna della leggerezza? Un vero e proprio giallo all’interno del quale Michela si trova a dover dipanare una matassa ogni giorno più intrigata. Fino alla fine quando troverà l’amore e cambierà completamente vita.

Una trama ricca di colpi di scena per un libro che è insieme denuncia e occasione concreta di aiuto. Gli incassi (il 50 %) saranno infatti devoluti a favore di Apeiron, una Onlus che si occupa del recupero dei bimbi del Nepal. È proprio grazie a loro che Manuela Mazzi ha conosciuto questa realtà. E insieme a loro ha deciso di sollevare un velo su quanto sta accadento in un paese sconosciuto.

Luicia Pippi, il Giornale di Perugia