Manuela Mazzi

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Dalla Cronaca agli onori di Paola Pettinati                                         8 giugno 2010

 

A colloquio con Manuela Mazzi multipremiata per il suo Guardie, ladri e tracciatori,  – Photo Ma.Ma. Edition, Minusio – 2009

 

C’è chi l’ha definito «un singolare caso editoriale made in Ticino». È quello di Manuela Mazzi, giornalista di casa nostra, che con il suo ultimo libro Guardie, ladri e tracciatori sta facendo incetta di premi e di riconoscimenti. Prima il volume è stato selezionato fra i primi venti finalisti al Premio Bancarellino, poi ha ricevuto una menzione speciale come ‘migliore opera di narrativa di autore straniero di lingua italiana, destinata a ragazzi 12/16 anni’ dalla giuria tecnica del Premio Nazionale di letteratura per ragazzi ‘Mariele Ventre’ e ora, è notizia di questi giorni, ha ottenuto una targa speciale dalla giuria del Premio Stresa di Narrativa.

A cosa si deve il segreto di tanta attenzione da parte degli operatori del settore? «Sinceramente non lo so – spiega Manuela Mazzi – ma sono veramente molto contenta anche perché quest’ultimo libro è stato usato nelle scuole di Lecco per promuovere la lettura dei ragazzi. Ho anche incontrato gli studenti in libreria e lo scambio di idee con i piccoli lettori è stato molto proficuo».

Di che cosa parla Guardie, ladri e tracciatori? «È la storia di tre adolescenti che si cacciano in un’avventura che, loro malgrado, li porterà a riscoprire la storia grazie al ritrovamento di alcuni reperti che trovano in una grotta e all’aiuto di un anziano signore. Il finale è, ovviamente, a sorpresa».

Ma come mai è stato scelto come libro da leggere a scuola? «Perché il racconto ha anche una sua morale, come è giusto che sia, e soprattutto tocca temi legati all’ecologia, al bullismo, alla storia, all’adolescenza, alla scoperta: tutti temi di cui si discute spesso in classe».

I ragazzi si possono riconoscere nei protagonisti del romanzo? «Sì. Non solo il racconto è ambientato tra Locarno e Friburgo, ma riporta di attualità il genere ‘avventura’ che sta un po’ cadendo in disuso a favore del fantasy, poco realistico».

Sono dello stesso genere anche gli altri libri che ha scritto prima di questo? «No, ad esempio Un gigolo in doppiopetto, che tra l’altro ha avuto un grande successo in Ticino, prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto. È un reportage narrativo che parla di un giovane ticinese benestante incastrato nel giro della prostituzione maschile e della droga. Un caffè a Kathmandu è una denuncia del degrado in cui versa il Nepal. Mi piace ricordare che il 50% del prezzo di copertina è stato devoluto alla onlus Apeiron. Nel 2005 ho pubblicato L’angelo apprendista caratterizzato dall'esplorazione di mondi ultraterreni e dall’avventura dettata da prove inverosimili da superare».

Alcuni dei suoi libri sono autoprodotti. «È un puro caso. Sono stata imbrogliata da un editore che mi aveva promesso grandi cose e poi si è eclissato. Avevo già promosso il mio libro in Ticino e a un mese dall’uscita non avevo ancora idea se sarebbe stato stampato o no. Mi sono rimboccata le maniche e l’ho pubblicato da sola».

Ha provato a contattare i grandi editori? «Sì, per Guardie, ladri e tracciatori ho anche avuto risposta dalla Mondadori e la cosa mi ha molto gratificata. Ma il loro target è indirizzato a ragazzi di età fino a 12 anni».

Che cosa l’ha spinta a scrivere libri? «Devo essere sincera, sono molto prolissa e nel mio mestiere di giornalista sono vincolata dagli spazi e dalla necessità di essere succinta. Ho voluto quindi trovare uno spazio in cui potermi esprimere liberamente senza restrizioni di sorta».

 

 

 

 

NELLA FOTO MANUELA MAZZI DURANTE LA CERIMONIA DI CONSEGNA DELLA TARGA DEL PREMIO MARIELE VENTRE