
Manuela Mazzi |
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· Nato inizialmente come una storia destinata ai più giovani, questo libro è in realtà un romanzo d'avventura adatto a lettori di qualsiasi età, infatti l'autrice è riuscita a fondere la freschezza e la vitalità degli adolescenti al mistero di un tesoro nascosto con dei segreti da svelare, in una storia che mescola passato e futuro, amicizia e amore, spie e reperti storici, il tutto con fluidità e coerenza. La trama è originale e ben congegnata, i personaggi sono ben caratterizzati e la figura del vecchio bibliotecario, l'amico adulto dei ragazzi, è davvero affascinante: un uomo che attira rispetto e simpatia. Inoltre le ambientazioni sono molto belle e descrivono splendidamente i paesaggi della Svizzera italiana. Ambientato nel 2030, in un futuro quindi non troppo lontano, il libro presenta la giusta dose di sviluppo tecnologico ma senza eccedere. Il singolare ritrovamento dei ragazzi con l'avventura che ne consegue, si mescola alla vita di tutti i giorni, alla scuola, all'amicizia e all'amore, cioè a quei dettagli di quotidianità che ne fanno un insieme organico e avvincente. Gli ingredienti per una bella storia ci sono tutti: l'attività di ricerca da parte dei ragazzi, dettagliata e facile da seguire nel suo sviluppo; la preparazione informatica con la creazione di un videogioco virtuale; lo sport particolare che i ragazzi praticano... e il risultato non delude, perché il romanzo è avvincente e con un piccolo colpo di scena nel finale. Una cosa che mi ha colpito, inoltre, sono gli spunti di riflessione che l'autrice fa, di tanto in tanto, su problemi odierni che, se trascurati, mostreranno le proprie conseguenze tra qualche anno. Molto bello. |